La rabbia dei ragazzi, gli adulti che servono a Milano (e al Paese) adesso. Parla l'arcivescovo Delpini

L'intervista con “Avvenire” sulle violenze dei giorni scorsi: «Serve tendere una mano anche a chi resta ai margini. Crediamo nell'impresa di aggiustare il mondo»
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October 20, 2026
La rabbia dei ragazzi, gli adulti che servono a Milano (e al Paese) adesso. Parla l'arcivescovo Delpini
L'arcivescovo di Milano, Mario Delpini/ FOTOGRAMMA
Una città smarrita, impreparata di fonte a una protesta tanto improvvisa quanto violenta. Che ha lasciato strascichi di paura, soprattutto in previsione dei prossimi appuntamenti annunciati. L’arcivescovo Mario Delpini, che guida la diocesi ambrosiana dal 2017, offre alcune piste di riflessione per cercare almeno di non arrendersi di fronte a tanta rabbia.
Eccellenza, a Milano sabato e domenica si sono viste scene di violenza e devastazione come non accadeva da decenni. Sorpresa e paura tra molti: lei come spiega questa esplosione di rabbia?
Da quali deserti dell’anima può venire quell’aridità che non soffre nel far soffrire? Da quale mondo virtuale può venire il far paura senza provare paura? Da quale indifferenza può venire l’aggredire senza timore di essere aggrediti, cioè senza pensare né temere le conseguenze? Io non so spiegarmi questa esplosione di rabbia. Io non so attribuire colpe e indicare colpevoli. Forse altri sapranno farlo.
Che cosa si sente di dire a una città sotto choc?
La società, i negozianti, i cittadini devono cercare di difendersi e non so come si possa fare per contenere minorenni incontenibili. Le forze dell’ordine hanno regole che i teppisti minorenni non osservano. Si dovranno quindi definire strategie legali ed efficaci. Io di questo non so niente. A me piacerebbe azzardarmi a stabilire rapporti, a condividere ore di scuola, partite di calcio, passeggiate in montagna. Ecco, per capire o almeno per tendere una mano.
I protagonisti di questi assalti sono, nella grande maggioranza, dei ragazzini minorenni. Un motivo di sconcerto in più. Quale rabbia li attraversa? Dicono di non sentirsi neppure “visti” dal mondo dei grandi. Quale sfida pongono al mondo degli adulti?
Molti ripetono il luogo comune che i genitori sono i responsabili di tutto. Non mi piacciono le generalizzazioni e non sono giuste. Qualche cosa di vero c’è. Ma non c’è un manuale per fare il papà e la mamma, l’educazione non è un procedimento deterministico. Forse ci sono adulti che non sono contenti di essere adulti e i ragazzi si convincono che non valga la pena di diventare adulti. Quindi – si chiederanno – perché siamo al mondo? Forse la grammatica fondamentale del vivere, che distingue bene e male, è diventata troppo difficile e il riferimento a Dio è diventato fumoso e addirittura antipatico. Perciò quale ragione ci sarebbe per fare il bene ed evitare il male? Ha un fondamento serio la tragica interpretazione della storia che dice: se Dio non esiste, allora tutto è possibile!
E ancora una volta balza agli occhi il tema dell’educazione: gli oratori sono in prima linea e operano in maniera silenziosa ma concreta. Quale aiuto ulteriore possono dare?
La comunità cristiana non ha la ricetta dell’educazione, ma piuttosto dovrebbe creare le condizioni perché il Maestro interiore, con il dono dello Spirito Santo, possa insegnare le vie del bene. Gli oratori possono aiutare chi li frequenta. Ma credo che chi frequenta gli oratori debba essere incoraggiato ad aiutare chi non li frequenta. Una volta forse si consigliava di buttare fuori la mela marcia perché il marciume non contagiasse le mele sane del cesto. Credo che invece che di mele, si dovrebbe parlare di lampade: chi accoglie Gesù diventa come una lampada che può regalare luce per tutti e indicare la meta che merita di essere desiderata, cioè il compimento della vocazione di ciascuno, e la via che è possibile percorrere.
Di fronte a tale violenza, il rischio è di fermarsi alla condanna, trascurando una risposta educativa che resta necessaria...
La Chiesa ha una verità promettente da annunciare, una sapienza educativa ricca di millenni di esperienza. E crede in Dio. Perciò ha fiducia. È perciò necessario che si facciano avanti uomini e donne di ogni età e condizione, in ogni ruolo e professione, si facciano avanti per mettere mano all’impresa di aggiustare il mondo.

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